28 LUGLIO. GIORNATA MONDIALE CONTRO L’EPATITE NOHEP, una epidemia silenziosa WORLD HEPATITIS DAY

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28 LUGLIO. GIORNATA MONDIALE CONTRO L’EPATITE

NOHEP, una epidemia silenziosa

WORLD HEPATITIS DAY

di Monica Vaccaretti, Consigliere Opi Vicenza

In occasione della Giornata Mondiale contro l’Epatite in calendario il 28 luglio – istituita nel 2010 e che vede globalmente impegnati ben 174 Paesi nella World Hepatitis Alliance – il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha fornito gli ultimi dati relativi alla diffusione dell’Epatite B e dell’Epatite C. Sarebbero ben 8.5 milioni i cittadini europei malati ma i numeri epidemiologici sarebbero sottostimati rispettivamente dell’0.9% e dell’ 1.1% perché queste patologie a carico del fegato – responsabili per l’80% anche di cirrosi e tumore epatico – spesso non sono segnalate da sintomi. Il Rapporto Globale sull’Epatite 2017 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rileva che circa 325 milioni di persone convivono con il virus dell’epatite B cronica o con l’infezione da virus dell’epatite C.

Con l’obiettivo di ridurre in modo significativo l’impatto virale dell’epatite entro il 2030 in modo che questa patologia non rappresenti più un problema per la salute pubblica, secondo le direttive fornite dalle Nazioni Unite già nel 2016, l’ECDC ritiene urgente attuare una forte campagna di sensibilizzazione ed investire maggiormente sulla prevenzione attraverso un incremento della copertura del test per la diagnosi dell’epatite poiché è fondamentale interrompere la catena del contagio identificando precocemente i soggetti contagiati ma asintomatici ed inconsapevoli. Si rende altresì necessario agevolare e migliorare l’accesso ai trattamenti medici attualmente disponibili. A parte l’impatto positivo dei programmi di vaccinazione nella popolazione giovanile, le nuove diagnosi sono in aumento del 26%, certamente indicativo di un incremento dei test diagnostici.

Sebbene quindi siano stati compiuti importanti progressi nella diagnosi, nel monitoraggio e nella disponibilità di farmaci adatti a curare le manifestazioni della malattia, le epatiti A,B e C sono ancora responsabili, secondo l’Oms, di 1.34 milioni di morti all’anno nel mondo.

L’epatite è una patologia che si manifesta attraverso l’infiammazione del fegato. Può essere causata da sostanze tossiche, malattie autoimmuni, farmaci e abuso di alcol. Il primo sintomo è il malfunzionamento del fegato, che si manifesta su tutto l’organismo. Si può contrarre una forma di epatite acuta, di breve durata, oppure cronica se i sintomi non scompaiono nel giro di 6 mesi. Ci sono diversi tipi di epatite: le più diffuse sono quella di tipo A, B e C, causate dai virus Hav, Hbv e Hcv.

I contagi da epatite A avvengono per lo più in concomitanza del mancato rispetto di norme igieniche, con conseguente contaminazione di cibi e acqua da parte dei batteri fecali.

L’ epatite B viene invece trasmessa attraverso sangue, liquido seminale e secrezioni vaginali, questo virus viene eliminato in 6 mesi nel 90% delle persone infettate, manifestandosi dunque in forma acuta. Il restante 10% sviluppa una forma cronica. L’epatite C, causata dal virus Hcv, si trasmette attraverso il contatto diretto con il sangue di un soggetto già infetto. La sua diffusione è frequente, ad esempio, tra tossicodipendenti che usano siringe non sterili; in chi si fa tatuare o eseguire dei piercing senza strumentazioni disinfettate; o in chi ha subito trasfusioni di sangue infetto, pratica sesso anale non protetto con partner infetti o chi ha un’attività sessuale ad alta promiscuità.

È necessario prestare maggiore attenzione anche alle epatiti virali di più recente identificazione, come l’epatite E, la cui circolazione nelle zone europee è dovuta per lo più dal consumo di alimenti provenienti da animali infetti, mentre nei Paesi in via di sviluppo è legata soprattutto a fonti idriche contaminate. Strettamente legata all’epatite B è l’epatite D. Secondo l’Istituto superiore di sanità le persone nel mondo affette da epatite D (nota anche come epatite Delta) sono 15 milioni nel mondo, una cifra molto alta perché associata anche alle persone affette da virus Hbv. Infatti solo chi è portatore del virus collegato all’epatite B può sviluppare l’epatite D. Il modo più efficace per prevenire questo ulteriore contagio è il vaccino contro l’epatite B.

Eliminare l’epatite è quindi uno degli obiettivi primari internazionali ma la strada è ancora lunga. L’Italia è attivamente impegnata in questa mission e allo scopo ha elaborato un Piano nazionale per la prevenzione delle Epatiti Virali (Pnev) che prende in considerazione l’epidemiologia, la prevenzione e la cura per realizzare azioni finalizzate ed interventi mirati atti a circoscrivere meglio i possibili fattori di rischio per l’infezione, sensibilizzare ed informare i cittadini sui corretti comportamenti di salute utili appa prevenzione, garantire un uniforme accesso alle cure su tutto il territorio italiano.

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