31 MAGGIO. GIORNATA MONDIALE CONTRO IL FUMO #notabaccoday

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31 MAGGIO. GIORNATA MONDIALE CONTRO IL FUMO

#notabaccoday

CHI NON FUMA STA UNA FAVOLA

L’atto e l’abitudine di fumare, aspirando per piacere il fumo delle foglie di tabacco bruciato, nasce in tempi lontani come rito individuale e sociale caricandosi in periodi più recenti anche di significati legati all’ emancipazione e a sensazioni e bisogni di benessere psicologico contro stati prolungati di stress e di disagio emotivo. Si tratta in ogni caso di un’abitudine sempre più diffusa che crea una dipendenza nociva per la salute. E’ risaputo infatti che la nicotina, i prodotti di combustione del tabacco stesso, gli additivi usati per la sua concia e la carta delle sigarette provocano alterazioni organiche e funzionali, anche gravi a seconda della quantità complessiva di tabacco consumata. I disturbi di salute interessano gli apparati cardiocircolatorio (dolori precordiali, arteriopatie), respiratorio (bronchite cronica, enfisema polmonare, neoplasie anche del tratto oro faringeo), gastrointestinale (gastriti e vari disturbi digestivi), nervoso (irritabilità, cefalea, tremori degli arti).

Secondo gli ultimi dati dell’OMS, il tabagismo – inteso come uso abituale e prolungato di tabacco – è un problema di salute di massa che coinvolge il 20% della popolazione mondiale, di cui 800 milioni di individui di sesso maschile. Il Italia la percentuale di fumatori, con una media di circa 13 sigarette al giorno, si attesta attorno al 22% a conferma del trend internazionale. Le percentuali aumentano considerevolmente se si tiene conto anche del tabagismo indiretto, ossia l’inalazione di fumo da parte dei non fumatori, con relativi identici danni fisiologici, conseguente al prolungato soggiorno in ambienti viziati dal fumo dei fumatori.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione contro il fumo da sigaretta e i richiami riportati sulle singole confezioni, con immagini spesso molto forti dei danni provocati agli organi interessati, le persone continuano a comprare stecche. Ad accendere e spegnere in modo compulsivo. A passare una cicca per far fare un tiro a chi lo chiede. Ad accendere le sigarette degli amici e prestare accendini ai tavoli agli sconosciuti, con spirito amichevole e solidale. Ad offrire l’ultima del pacchetto a chi, sprovveduto, ne è rimasto senza. A cercare distributori automatici anche nelle ore più tarde della notte.

Risultano essere molto interessanti alcuni studi psicologici che analizzano tali comportamenti dietro l’atto abitudinario del fumare. Sembra che ad un certo punto della storia individuale e sociale, ciò che fa avvicinare al fumo può essere una distorta ma positiva associazione tra la sigaretta e il Sé, inducendo la persona a continuare ad associare quel primo gesto e la sostanza inalata con piacere ad un momento di rilassamento, di scarico della tensione, di risoluzione di uno stato d’animo negativo. E ci si identifica a tal punto da non riuscire più a concepire la propria vita senza sigarette.

La sigaretta dà sicurezza e il gesto di averla tra le dita assume una valenza simbolica, di aggregazione e di socializzazione, così che il fumo non viene più percepito come sostanza sgradevole, tossica e nefasta. C’è forse una decisa mancanza di consapevolezza e di responsabilità verso sé stessi e gli altri nell’atto del fumare. Un atto che richiede rispetto delle regole della convivenza, dei divieti di legge, della libertà altrui nelle case come nei luoghi pubblici.

Tanto di qualcosa bisogna morire”. “Ognuno ha i suoi vizi”. “Una sigaretta ogni tanto non hai mai fatto male a nessuno”. “Fumo perché mi piace, lasciatemi in pace”. Questi banali luoghi comuni – che si sentono dire in ogni angolo del mondo dai fumatori a difesa del proprio atto criticato dal resto del mondo che non fuma – non bastano a rendere meno grave un comportamento che arreca danno a sé e mette a rischio la salute degli altri.

Come si legge negli studi di psicologia sociale, il tabacco è senz’altro un anestetico emozionale ma anche un eccitante nervoso. Calma la psiche e contemporaneamente eccita l’organismo. Un’alternanza di piacere e dipendenza come solo una droga può dare. Anche se il fumo non altera la percezione come altre sostanze, ha la capacità comunque di alterare le funzioni vitali dell’organismo.

E se anche i professionisti sanitari, che hanno fatto della difesa della salute la loro mission, sono spesso tra i più accaniti fumatori, il potere di controllo sulla psiche e il fascino accattivante esercitato dal fumo della sigaretta sono davvero allarmanti e fanno riflettere sullo stato attuale del tabagismo, nella giornata mondiale dedicata.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza rilancia oggi lo slogan per il 2018 scelto dal Ministero della Salute: CHI NON FUMA STA UNA FAVOLA.

Monica Vaccaretti, Consigliere OPI Vicenza

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