MOBILIZZAZIONE PRECOCE POST-INTERVENTO DI ARTROPROTESI D’ANCA: E’ POSSIBILE USARE IL SOLLEVA-PERSONE?

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

MOBILIZZAZIONE PRECOCE POST-INTERVENTO DI ARTROPROTESI D’ANCA: E’ POSSIBILE USARE IL SOLLEVA-PERSONE?

 

Dott.ssa Sonia Marcante
Tratto dalla tesi di Laurea in Infermieristica
Dott.ssa Alessia Vaccaro
Università di Padova

 

La movimentazione manuale dei carichi, il sollevamento e il trasferimento del paziente rappresentano una delle attività più faticose e rischiose dell’assistenza infermieristica. Questa pratica comporta un certo grado di rischio sia per il paziente che per l’infermiere, soprattutto quando si tratta di un paziente ortopedico, operato di protesi d’anca, e in stato di compromissione cognitiva.
Il sollevatore potrebbe rappresentare un valido aiuto in quanto consente di spostare il paziente più facilmente, riducendo così il rischio di sviluppo di complicanze post-operatorie e d’allettamento e il rischio di lesioni al rachide da parte dell’infermiere. Spesso anche se presente nelle strutture ospedaliere, non viene utilizzato in quanto ci si trova di fronte ad una precisa prescrizione medica che ne vieta l’utilizzo, soprattutto nel caso del paziente operato di artroprotesi d’anca.
Scopo dello studio:
Nell’assistenza infermieristica al paziente post-operato di protesi d’anca, quali sono le indicazioni sulla corretta mobilizzazione? Quali sono le precauzioni e le controindicazioni? Quali sono le motivazioni per cui è consigliato o sconsigliato l’uso del sollevatore

Risultati:

1.Utilizzo del sollevatore nei pazienti operati di protesi d’anca: in PubMed e Cochrane Library non sono stati trovati studi specifici sull’utilizzo del sollevatore nella mobilizzazione di pazienti operati di protesi d’anca.
2. – Movimentazione dei pazienti dopo intervento di protesi d’anca: sono stati trovati in PubMed 6 articoli inerenti, in Cochrane Library 2 articoli. Dai quali si evince che:
1) La rapida mobilizzazione comporta una riduzione della lunghezza complessiva della degenza per oltre il 70 % dei pazienti (1).
2) La mobilizzazione durante il primo giorno dall’intervento di protesi d’anca aumenta significativamente la probabilità di dimissione rispetto alla mobilizzazione del giorno successivo all’intervento, e riduce così la lunghezza della degenza (2).
3) I fattori che influenzano i tempi di recupero nella riabilitazione del paziente operato di artroprotesi sono l’età, stato di salute generale del paziente, tipo di protesi utilizzata e la presenza di comorbilità (come ad esempio il diabete mellito) (3).
4) La comparsa delle complicanze aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età (4).
5) Una riduzione del dolore e l’esecuzione di programmi di esercizi preoperatori favoriscono il recupero precoce e ottimale della mobilizzazione (5).

Nel caso in cui il paziente risulta non autonomo e non collaborante, queste tecniche manuali di sollevamento e trasferimento letto-carrozzina/sedia, anche se eseguite con appropriata manualità, possono comportare un rischio elevato sia per il paziente che per il personale addetto all’assistenza, per questo è bene valutare e scegliere la tecnica corretta di movimentazione in funzione delle caratteristiche del paziente (peso, capacità di collaborare nel movimento, eventuali condizioni mediche che possono influenzare la scelta del metodo di sollevamento e riposizionamento).
L’uso di ausili per la movimentazione dei pazienti consentono di spostare più facilmente il paziente, riducendo le sollecitazioni meccaniche per il rachide dell’operatore (28). Per ausili si intendono attrezzature, dispositivi e strumenti di lavoro concepiti per ausiliare gli operatori nelle operazioni di sollevamento e trasferimento del paziente non collaborante o parzialmente collaborante.
Si distinguono: ausili maggiori (sollevatori, carrozzine, comode e barelle) e ausili minori (cinture ergonomiche, teli di scorrimento, pedana girevole, assi di scivolamento, trapezio). In ambito ospedaliero le operazioni più complesse di trasferimento di pazienti richiedono spesso l’uso del sollevatore.
Mettendo a confronto gli articoli ricercati sull’utilizzo del sollevatore e i criteri per la selezione dello stesso i risultati ottenuti concordano su molti aspetti, quali:
-Il sollevatore è indispensabile per effettuare i trasferimenti di una persona non autosufficiente dal letto alla carrozzina e viceversa; garantisce sicurezza alla persona e diminuisce il carico assistenziale di chi assiste; per un corretto utilizzo è necessario l’addestramento da parte dell’operatore;
-Esistono diverse tipologie di sollevatore: fisso o mobile
-Nel caso di un sollevatore mobile è importante che l’altezza fra il margine inferiore del letto e il pavimento sia di almeno 8-10 cm, in modo da garantire lo spazio nella manovra di avvicinamento al letto
-Prima della scelta del tipo di sollevatore sarà indispensabile analizzare le seguenti determinanti fondamentali: tipologia dei pazienti; tipologia delle operazioni di sollevamento/spostamento dei pazienti; caratteristiche degli spazi dell’Unità Operativa.
-Non esistono controindicazioni assolute ma la scelta del modello è sempre legata ad una attenta valutazione del singolo caso clinico, che deve tenere in considerazione le condizioni di disabilità della persona e il contesto nel quale viene utilizzato il sollevatore
-Alcune controindicazioni di utilizzo devono essere valutate preventivamente: nei casi di persone con tubo tracheale o con drenaggio che devono mantenere una posizione supina, in presenza di frattura femore o quando la persona ha limitazioni nel piegare l’articolazione dell’anca
-Caratteristiche ottimali delle imbracature: essere realizzate in tessuto “antiattrito” e poroso, essere imbottite, avere la disponibilità di più misure e tipologie, essere di tipo contenitivo fino alle spalle o al capo (per gli anziani).
-Per quanto riguarda i sistemi di aggancio e in particolare l’imbracatura, le controindicazioni sono relative al mantenimento della posizione seduta: instabilità vertebrale, metastasi ossee, presenza di dolore forte e diffuso, rigidità articolari in particolare rachide, anche e ginocchia; rischio di lussazione delle anche in caso di artroprotesi (evitare flessione maggiore di 90°), spasmi in flessione degli arti e opistotono
Conclusioni
L’uso del sollevatore e le possibili implicazioni per il paziente sono in generale poco trattate. Prendendo in considerazione le precauzioni alla mobilizzazione del paziente operato di protesi d’anca (come la limitazione nel flettere l’articolazione dell’anca oltre i 90°), non è possibile attualmente suggerirne l’utilizzo il per l’elevato rischio di lussazione della protesi, che compromettere l’esito dell’intervento stesso.

6) Non ci sono prove di efficacia sufficienti per determinare l’effetto di ogni strategia di mobilizzazione o programma dopo un trattamento chirurgico per frattura del femore in pazienti anziani. Tuttavia è possibile migliorare la loro mobilità anche se non è chiaro come (6)
3. Movimentazione dei pazienti con compromissione cognitiva: sono stati trovati 2 articoli:
1) I pazienti anziani con frattura dipendenti nelle ADL, con comorbidità psichiatriche (compresa la demenza), e un elevato numero di altri problemi di comorbidità sono a rischio per lo sviluppo di delirio: si raccomanda agli infermieri di valutare le capacità funzionali e cognitive dei pazienti in una fase iniziale della permanenza in ospedale (7).
2) Il programma riabilitativo viene attuato comunque nei pazienti anziani con frattura femore e cognitivamente deteriorati, anche se il loro stato cognitivo compromesso abbassa l’esito del programma riabilitativo stesso (8).
4. L’utilizzo del sollevatore: in Google Scholar sono stati trovati 3 articoli.
1) I criteri per la selezione di sollevatori sono: le caratteristiche intrinseche (stabilità, fissaggio dell’imbragatura, velocità di movimento, escursione del braccio elevatore, sicurezza e comfort del paziente, manovrabilità), altri criteri sono: la tipologia di paziente e le caratteristiche strutturali degli ambienti (9).
2) Esistono molti modelli per poter soddisfare le varie esigenze e le varie tipologie di utenza; è importante pertanto, al pari della scelta del sollevatore, valutare quale è l’imbracatura più idonea per quella persona e per il tipo di trasferimento che si deve effettuare (10).
3) Esistono alcune controindicazioni di utilizzo, che devono essere valutate preventivamente:
 Nei casi di persone con tubo tracheale o con drenaggio che devono mantenere una posizione supina
 In presenza di frattura del femore o quando la persona ha limitazioni nel piegare l’articolazione dell’anca (11).

5. Assistenza infermieristica al paziente operato di protesi d’anca
Fondamentale è l’integrazione e la collaborazione tra infermiere e fisioterapista ai fini della riabilitazione dell’anziano con frattura femore pre e post intervento chirurgico. La riabilitazione si avvale all’inizio di un corretto programma di cambio postura a letto, per infine raggiungere la stazione eretta e la deambulazione che avverrà con l’ausilio di un deambulatore e la presenza di 1-2 operatori.
La riabilitazione va pianificata al momento del ricovero, deve avvenire a partire dalle 24-48h dall’intervento. Evitare nel primo periodo l’adduzione, la flessione superiore a 90° e l’intra-rotazione per prevenire il rischio di lussazione.
Elementi predittivi dell’esito della riabilitazione sono lo stato mentale, la mobilità e la funzionalità del paziente prima dell’infortunio che possono essere utilizzati come parametri per valutare il tipo di programma riabilitativo da impostare.
Discussione
Per quanto riguarda nello specifico le strategie di mobilizzazione del paziente operato di protesi d’anca non ci sono prove di efficacia sufficienti per determinare l’effetto di ogni strategia di mobilizzazione o programma. Rimane il fatto che la mobilizzazione dell’arto operato è necessaria al fine di ripristinare il livello tono-trofico precedente il trauma, stimolare la circolazione periferica e prevenire la rigidità articolare dovuta al dolore post chirurgico.

Sarebbero pertanto necessari degli studi tecnici, da parte delle ditte produttrici di sollevatori, che permettessero la creazione di imbracature conformate in modo tale da rispettare le limitazioni alla mobilizzazione del paziente con protesi d’anca, al fine di favorire l’utilizzo del solleva-persone e ridurre il rischio di lesioni al rachide da parte degli operatori.
Bibliografia
1. Vaccaro. A, Mobilizzazione precoce post-intervento di artroprotesi d’anca: e’ possibile usare il solleva-persone?, Tesi di laurea in Infermieristica Università di Padova, A.A 2015-16
2. Tayrose G., Newman D., Slover J., Jaffe F., Hunter T., Bosco J. Rapid mobilization decreases length-of-stay in joint replacement patients. Bulletin of the Hospital for Joint Diseas, 2013; 71 (3): 222-6.
3. Okamoto T., Ridley R. J., Edmondston S. J., Visser M., Headford J., Yates P. J. Day-ofSurgery Mobilization Reduces the Length of Stay After Elective Hip Arthroplasty. The Journal of Arthroplasty. Vol. 29, Iusse 9
4. Forrest G., Fuchs M., Gutierrez A., Girardy J. Factors affecting length of stay and need
for rehabilitation after hip arthroplasty. J Arthroplasty. Febrary 1998; 13 (2): 186-90.
5. Fang M., Noiseux N., Linson E., Cram P. The Effect of Advancing Age on Total Joint
Replacement Outcomes. Geriatric Orthopaedic Surgery & Rihabilitation. April 2015.
6. Kamimura A., Sakakima H., Tsutsumi F., Sunahara N. Preoperative Predictors of
Ambulation Ability at Different Time Points after Total Hip Arthroplasty in Patients with
Osteoarthritis. Rehabilitation Research and Practice. August 2014.
7. Handoll H., Sherrington C., Mak J.C. Interventions for improving mobility after hip
fracture surgery in adults. Cochrane Bone, Joint and Muscle Trauma Group. June 2010
8. Schuurmans M., Duursma S.A., Shortridge-Baggett L.M., Clevers G.J., Pel-Littel R.
Elderly patients with a hip fracture: the risk for delirium. Applied Nursing Research.
May 2003; 16 (2): 75-84.
9. Heruti R.J., Lusky A., Barell V., Ohry A., Adunsky A. Cognitive status at admission:
Does it affect the rehabilitation outcome of elderly patients with hip fracture? Arch Phys
Med Reabil. Vol 80, April 1999; 80:432-6.
10. Ferriero G., Ottonello M., Franchignoni F. Selection criteria of mobile lifters in the
hospital setting. Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia. 2002; 24:4,
361-364.
11. Caracciolo A. I sollevatori/Hoists. Portale SIVA Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus.
2003; Milano.
12. Il sollevatore mobile (solleva-persone). Corso di formazione Ausili per la vita quotidiana
nel progetto di autonomia possibile-Metodologia della scelta, conoscenza delle norme
vigenti, riorganizzazione domestica-ambientale. 2007; Brescia

Share.

Comments are closed.